Secondo il TAR il piano casa del Veneto consente di derogare alle distanze dai confini. Ma è cosa buona?

Un Comune, in sede di approvazione della deliberazione comunale prevista dall’articolo 9, comma 5, della legge regionale veneta n. 14/2009 (piano casa), probabilmente per arginare gli effetti dannosi che deriverebbero dalla interpretazione del piano casa in senso ampio, vale a dire nel senso che l’ampliamento in deroga in esso previsto (articolo 2, comma 1) consenta di derogare a tutte le previsioni del regolamento edilizio e degli strumenti urbanistici, ha previsto che la norma statale in materia di distanze tra i confini e tra gli edifici è integrata dalle previsioni in materia del vigente P.R.G. del Comune di R. e comunque fatti salvi i diritti dei terzi nel rispetto del codice civile“.

Tenendo conto del fatto che il comma 8 dell’art. 9 della legge fa già “salve le disposizioni in materia di distanze previste dalla normativa statale vigente” e che, di conseguenza, il piano casa non consente di derogare alla distanza di 3 metri tra costruzioni, prevista dal’art. 873 del codice civile, e alla distanza di 10 metri tra pareti finestrate, prevista dal decreto ministeriale del 1968 (che sono normative statali), è evidente che il Comune voleva soprattutto  dire che il piano casa non può derogare alle distanze dai confini previsti dalla normativa comunale (di solito sono previsti 5 metri). 

Il TAR Veneto, però, con la sentenza n. 5694 del 2010, ha annullato tale previsione limitativa introdotta dal comune, dicendo che: “l’art. 873, nella seconda parte, in cui stabilisce che “nei regolamenti locali può essere stabilita una distanza maggiore”, determina la natura parzialmente dispositiva della previsione contenuta nella prima parte, ma non comporta, atteso il suo tenore letterale, un rinvio formale ai regolamenti locali, i quali non completano dunque la norma di legge e non ne acquistano comunque la forza.

4.3. Inoltre, anche se non si volesse accedere senz’altro a tale impostazione, bisogna osservare che tra i “regolamenti locali”, i quali concorrono a disciplinare la materia delle distanze, devono essere incluse tutte le disposizioni conferenti non statali e, dunque, anche quelle di fonte regionale (conf. Cass. 10 maggio 2004, n. 8848).

 Di tali “regolamenti locali”, pertanto, fanno parte anche le norme, di cui alla l.r. 14/09, le quali consentono gli ampliamenti in deroga a tutti i regolamenti comunali, e dunque anche a quelli sulle distanze: che poi tali norme di legge regionale, sempre intese come “regolamenti locali”, prevalgano sul regolamenti comunali non sembra dubbio, atteso il grado superiore di quelle.

4.4. Infine, non si può mancare di osservare come la soluzione adottata dal Comune di Rosolina tenda a comprimere l’efficacia di una disciplina di legge in una materia, come il governo del territorio, dove la potestà legislativa è affidata alle regioni, salvo che per la determinazione dei principi fondamentali, di competenza statale, tra i quali non pare tuttavia rientrare il disposto di cui all’art. 873 c.c.: sicché non vi è ragione di ritenere che specifiche previsioni, contenute in un regolamento comunale in materia edilizia, possano limitare la forza espansiva della disciplina di cui alla l.r. 14/09“.

A mio parere, la preoccupazione del Comune appariva, però, saggia, perchè, interpretando il piano casa nel senso che la deroga valga anche per la distanza dai confini (e, in generale, per tutte le prevcisioni pianificatorie), la frenesia edilizia potrebbe portare a risultati preoccupanti dal punto di vista urbanistico (disordine urbanistico) e a sicure ingiustizie, fonte di litigi tra i confinanti. Per rendersi conto di quali sarebbero i risultati più discutibili dal punto di vista dell’ingiustizia, basterebbe mettersi nei panni del vicino confinanate col soggetto che ampliasse in deroga alla distanza dai confini. Il vicino potrebbe ritrovarsi, per esempio, gli ampliamenti  costruiti alla distanza di soli tre metri dai suoi edifici preesistenti (caso possibile, se non ci sono pareti finestrate e se eliminamo l’obbligo di rispattare la distanza dai confini). Non mi sembra un buon risultato: probabilmente, infatti, quando una persona investe i suoi risparmi per comperare una casa, valuta anche quanto questa disti dall’edificio dei vicini, per evidenti ragioni di pace e tranquillità. Più problematici ancora risulterebbero gli ampliamenti fino sul confine o a distanze dal confine inferiori a 5 metri, che costringerebbero poi il vicino che in futuro volesse edificare a stare a 10 metri dall’ampliamento (se uno dei due edifici  presentasse pareti finestrate), con la conseguenza che non potrebbe più costruire a 5 metri dal confine (come accade oggi), ma a distanze superiori (per esempio se col piano casa si arriva a 1 metro dal confine, il vicino dovrà poi costruire a 9 metri dal confine).

La soluzione di dire che il piano casa deroga anche alla distanza dai confini ci sembra, dunque, molto problematica, non solo dal punto di vista della giustizia sostanziale, ma anche da quello giuridico, tenendo conto del fatto che la giustificazione del potere del Comune di imporre nel regolamento edilizio o nelle NTA del PRG certe distanze dal confine risiede anche (seppur non solo) nella equa ripartizione tra i confinanti dell’obbligo di rispettare la distanza di 10 metri tra pareti finestrate (di solito, come di è detto, si ripartisce equamente in 5 metri per parte). Insomma le disposizioni comunali sulle distanze dai confini sembrerebbero strettamente connesse alle disposizioni sulle distanze previste dalla normativa statale vigente (non tanto all’art. 873, ma soprattutto al decreto ministeriale del 1968) e, di conseguenza, si dovrebbero ritenere coperte dalla inviolabilità prevista dal comma 8 dell’art. 9 della legge.

Lo stesso risultato si otterebbe se si accettasse l’idea che la deroga agli strumenti urbanistici e ai regolamenti prevista dal comma 1 dell’art. 2 della legge si applica solo agli indici volumetrici e non a tutte le altre disposizioni. 

E accettare questa idea a me non parrebbe poi tanto fantasioso: mi sembra, infatti, che non rientri tra le competenze della Regione quella di promuovere il disordinato assetto del territorio dal punto di vista urbanistico, effetto che si otterebbe con una deroga generalizzata alla pianificazione urbanistica. 

In fin dei conti, che senso avrebbe avuto “vessare” per 50 anni i cittadini e i comuni con la pianificazione urbanistica, se poi con due righe di legge regionale (scritta in modo non certo esemplare dal punto di vista tecnico) si venisse a dire che i piani non servono a niente? 

In ogni caso, è evidente che ampliamenti in deroga a tutto “costringerebbero” i vicini a promuovere una miriade di cause davanti al giudice civile, nel tentativo di arginare gli effetti pregiudizievoli di una legge inopportuna e di dubbia legittimità costituzionale, se interpretata in un senso distruttivo di ogni pianificazione.  

Dario Meneguzzo

TAR_VE_Distanze derogate da legge 14.pdf

Secondo il TAR il piano casa del Veneto consente di derogare alle distanze dai confini. Ma è cosa buona?ultima modifica: 2010-10-22T18:09:00+00:00da venetoius
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6 pensieri su “Secondo il TAR il piano casa del Veneto consente di derogare alle distanze dai confini. Ma è cosa buona?

  1. ma il piano casa non nasce come legge “economica”? come fa il Tar a scambiare le disposizioni che nascono da necessità economiche con quelle ormai ben consolidate ma di natura esclusivamente edilizio-urbanistica? mi pare proprio un ‘assurdità. Volevo segnalare comunque la sentenza del Tar n° 32/2012 dove in merito all’art.9 del dm 1444/68 si afferma che “… la distanza a sua volta va calcolata con riferimento ad ogni punto dei fabbricati e non alle sole parti che si fronteggiano e a tutte le pareti finestrate e non solo a quella principale, prescindendo anche dal fatto che esse siano O MENO IN POSIZIONE PARALLELA” (c.d.s iv, 2 NOVEMBRE 2010, N 7731). Significa per caso che le finestre possono anche non essere parallele e che la distanza si può calcolare anche obliquamente trattandosi di vedute? Inoltre mi sembra che la sentenza del Consiglio di Stato affermi che le distanze tra pareti fenestrate, in caso vi siano anche degli aggetti tipo balcone, possano essere calcolate a partire dagli aggetti stessi e non dalla parete vera e propria. Ho inteso bene? Grazie. Lucia

  2. Buongiorno, in zona agricola il mio vicino ha intenzione di costruire dei garage. Se usufruisce del piano casa del Veneto a che distanza deve costruire dal confine, ho sentito che può costruire a filo confine e se fa delle finestre io dovrò costruire a 10 mt.C’è il modo di difendersi da tali assurdità.Con cordiali saluti attendo una Sua autorevole risposta.Franco

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