E’ sanabile il cambio d’uso di un annesso rustico con l’art. 97 u.c. della legge regionale veneta n. 61/1985?

Ai tempi dell’università, uno studente dotato di notevole realismo venne tacciato di “nichilismo giuridico”, perchè sosteneva che nel mondo giuridico non esistevano “verità”, ma soltanto opinioni e che l’unica cosa onesta dal punto di vista intellettuale sarebbe consistita nell’ammettere che il lavoro dei giuristi si sostanzia nell’individuare argomenti  per sostenere o per contestare una data opinione.  Una prova che in questi termini si porrebbe la questione sarebbe fornita concetto di giudicato o di  “cosa giudicata” (vedasi la sentenza passata in giudicato, vale a dire la sentenza non più soggetta ai mezzi di impugnazione ordinari): i giuristi, affinchè una controversia non si prolunghi all’infinito, sono stati costretti a “inventarsi” la nozione di cosa giudicata, in forza della quale una opinione giuridica, espressa da un tribunale in una sentenza, diventa giuridicamente “vera”, ma limitatamente al caso deciso dal giudice e tra le parti di quel processo, con la conseguenza che lo stesso giudice, in un caso analogo tra altre parti, potrebbe decidere in modo opposto.

Una domanda che sembrerebbe per la sua natura confermare le posizioni relativistiche di quello studente, per l’estrema  opinabilità di ogni risposta, è quella contenuta nella rubrica del presente scritto. L’ultimo comma dell’art. 92 della legge regionale veneta n. 61/1985 stabilisce che: “Quando si tratti di mutamenti non sostanziali delle destinazione d’uso ai sensi della lettera a) dell’art. 92, il Sindaco è autorizzato a rilasciare una concessione in sanatoria, previo il pagamento del contributo pari alla differenza tra la precedente e la nuova destinazione d’uso“. L’art. 92 precisa che “si ha mutamento sostanziale quando esso riguarda almeno il 50% della superfcie utile di calpestio della singola unità immobiliare e non comporta l’esercizio di attività alberghiera o di comunque di attività radicalmente incompatibili con le caratteristiche della zona a causa della loro nocività o rumorosità“.

La domanda che ci si pone allora è questa: se il proprietario di un annesso rustico in zona agricola, trasforma in residenza una porzione dell’annesso inferiore al 50% della superficie utile di calpestio, può chiedere la sanatoria, ai sensi dell’art. 97 ultimo comma della legge regionale n. 61/1985?

Noi non daremo una risposta, ma forniremo argomenti utilizzabili per sostenere la tesi favorevole e quella contraria. I lettori possono intervenire e inviare i loro commenti.

Cominciamo con gli argomenti utilizzabili per sostenere la tesi favorevole.

Argomento a favore n. 1:  la legge regionale 5 marzo 1985, n. 24, recante “Tutela ed edificabilità delle zone agricole” è stata abrogata dalla legge regionale veneta n. 11/2004; quindi non esiste più l’articolo 12 che, in deroga alla legge n. 40/1980 (poi sostituita dalle legge regionale n. 61/1985), per le costruzioni realizzate ai sensi della stessa legge regionale n. 24/1985, vietava le variazioni anche parziali della destinazione d’uso; di conseguenza oggi l’art. 97, ultimo comma, della L.R. n. 61/1985 è applicabile anche agli edifici ubicati zona agricola “E”.

Argomento a favore n. 2:  L’art. 10, comma 2, del D.P.R. 6 giugno 2001, n. 380, il testo unico dell’edilizia, dispone che: “Le regioni  stabiliscono con legge quali mutamenti, connessi o non connessi a tarsformazioni fisiche, dell’uso di immobili o di loro parti, sono subordinati a permesso di costruire o a denunzia di inizio attività“. Poichè la regione Veneto ha emanato la legge regionale 1 agosto 2003, n. 16, il cui articolo 13 stabilisce che fino alla entrata in vigore delal legge regionale di riordino delal disciplina edilizia trovano applicazione le disposzioni del D.P.R. 380, nonchè le le disposizioni della legge regionale n. 61/1985 “che regolano la materia dell’edilizia in maniera differente dal testo unico e non siano in contrasto con i principi fondamemntali desumibili dal testo unico medesimo“, si può dire che l’art. 97, ultimo comma della legge regionale n. 61/1985 è ancora applicabile, perchè spetta alle regioni disciplinare il cambio d’uso e la regione veneto lo ha fatto mediante la legge regionale n. 16/2003, che conferma l’applicabilità della legge regionale n. 61/1985 e, quindi, anche dell’art. 97, ultimo comma.

Obiezione n. 1: il sistema non sembra compatibile con l’art. 32 del testo unico in materia di edilizia (D.P.R. 6 giugno 2001, n. 380), il quale stabilisce quali sono le variazioni essenziali, stabilendo, tra l’altro che le regioni stabiliscono quali siano le variazioni  essenziali al progetto approvato, tenuto conto che l’essenzialità ricorre esclusivamente quando si verifica una o più delle condizioni ivi indicate, tra le quali rileva la lettera a), che si riferisce al “mutamento della destinazione d’uso che implichi  variazione degli standards previsti dal decreto ministeriale 2 aprile 1968”. Si ritiene, quindi, che l’elencazione delle variazio i essenziali ivi previste prevalga su quella contenuta nell’art. 92 della legge regionale n. 6171985, con conseguente inapplicabilità del sistema previsto dall’ultimo comma dell’art. 97 della stessa legge.

Argomento a favore n. 3: la obiezione n. 1 è irrilevanate, in quanto l’art. 32 del D.P.R. 380/2001 riproduce pedissequamente l’art. 8 della legge 28 febbraio 1985, n. 47 e, quindi, non introduce alcuna novità rispetto alla situazione precedente all’entrata in vigore del testo unico. Tra l’altro la legge n. 4771985 era entrata in vigore nel febbraio 1985, mentre la legge regionale n. 61 è di giugno del 1985, cosicchè o è incostituzionale la legge regionale oppure la legge regionale deve continuare a essere applicata, per i motivi visti sopra.

Obiezione n. 2: la legge regionale veneta 23 aprile 2004, n. 11, che disciplina la materia dell’urbanistica, ma non quella dell’edilizia, all’art. 48, peraltro, detta disposizioni transitorie (o, per meglio dire, provvisorie) anche su alcune questioni edilzie, tra le quali quelle concernenti l’edificabilità in zona agricola. L’articolo 48 è stato più volte modificato (si veda anche l’importante legge regionale n. 4 del 26 giugno 2008). Tale legge non fa mai riferimento all’ultimo comma dell’articolo 97 della legge regionale n. 61/1985, cosicchè nelle zone agricole si può fare soltanto quello che è desumibile dal sistema risultante a seguito dell’entrata in vigore della legge 11.

Argomento a favore n. 4: la legge regionale n. 11 e le sue modificazioni non si occupano dell’articolo 97 della legge regionale n. 61/1985, perchè quell’articolo non riguarda l’urbanistica nè la disciplina edilizia in senso stretto, ma è una disposizione speciale in materia di sanatoria degli abusi riguardanti i cambi d’uso, disposizione fatta salva dalla legge regionale n. 16/2003.

Nota finale. Con gli “ingredienti” normativi sopra citati appare in astratto possibile preparare “pietanze” differenti, vale a dire sia la soluzione favorevole alla domanda iniziale sia quella contraria. Verosimilmente chi trova inopportuno che continuino gli interventi edilizi  in zona agricola preferirà gli argomenti sfavorevoli; chi, invece,  si ispira al lasciar fare troverà interessanti gli argomenti a favore. In concreto, se il caso finisse davanti al TAR ed eventualmente al Consiglio di Stato, il Tribunale sceglierebbe una delle due soluzioni, che diventerebbe così quella “vera” solo quando la sentenza passasse in giudicato. Vera? beh, limitatamente a quel singolo caso deciso dal tribunale, che in un altro caso identico potrebbe sposare la tesi opposta. Appunto come diceva quello studente ai tempi dell’università.    

                                                                                                                                                            avv. Dario Meneguzzo

 

E’ sanabile il cambio d’uso di un annesso rustico con l’art. 97 u.c. della legge regionale veneta n. 61/1985?ultima modifica: 2009-03-16T14:41:00+01:00da venetoius
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2 pensieri su “E’ sanabile il cambio d’uso di un annesso rustico con l’art. 97 u.c. della legge regionale veneta n. 61/1985?

  1. Interessante la trattazione, ma vorrei anche indicare una sentenza del Consiglio di Stato Seduta Plenaria n. 4/2008 in cui viene espressamente rilevato che tutta la legislazione urbanistica regionale viene a “cadere” e resta inefficace se, dopo l’entrata in vigore del TU dell’Edilizia DPR 380/2001, le medesime Regioni non hanno provveduto a ri – legiferare sull’argomento e le norme previgenti rimangono in contrasto con i principi fondamentali descritti dal TU. Ora in particolare l’art. 97 LR 61/85 introduce una “norma speciale”, non presente nell’ordinamento statale, che contrasta con l’art. 32 del TU, e a nulla vale la LR 16/2003 che aveva fatto salva l’applicazione delle parti della LR 61/85 che non erano in contrasto con il TU.

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