Quanti dubbi sulla applicazione dell’art. 146 del codice dei beni culturali e del paesaggio!

 

La disciplina dell’autorizzazione paesaggistica di cui all’art. 146 del Codice dei beni culturali e del paesaggio (D. Lgs. 22/01/2004, n. 42), come noto, è entrata a regime, a partire dal 1 gennaio 2010.

La Regione Veneto, per parte sua, nel 2009, dando forse per scontato un ulteriore proroga del regime transitorio di cui all’art. 159, aveva prorogato fino al 31/12/2010 (con l’art. 31 della L.R. 1/2009, così come modificato dall’art. 5 della L.R. 26/2009) la ripartizione di competenze amministrative in materia di beni ambientali previste dagli artt. 61 ss della legge regionale 13 aprile 2001, n. 11 (che a loro volta non facevano che ribadire l’assetto posto dalla L.R. 63/1994).

Ne deriva un quadro normativo piuttosto complicato rispetto al quale – in particolare per il combinarsi del ruolo dell’amministrazione locale procedente e della Soprintendenza – sorgono moltissimi dubbi, che qui ci limitiamo solo ad elencare (magari evidenziando, laddove possibile, la soluzione più probabile).

1)      Posto che la competenza al rilascio del provvedimento di autorizzazione paesistica, fissata dall’art. 146 comma 5 del Codice in capo alle regioni, nella Regione Veneto (per effetto del regime transitorio sopra richiamato) permane attualmente in capo ai comuni, rimane ancora in vita, in quanto necessaria al procedimento autorizzativo, la Commissione edilizia integrata di cui all’art. 6 della l.r. n. 63/1994?

Forse no, perché l’art. 6 della legge regionale n. 63/1994 non sembra compatibile con l’art. 146 del codice (gli ultimi due commi, per esempio, non lo sono di sicuro) .

2)      Può il comune (che la legge considera il soggetto autorizzante), nei quaranta giorni stabiliti dall’art. 146, comma 7, fare una autonoma valutazione di radicale non conformità dell’intervento proposto con le prescrizioni paesaggistiche, astenendosi cioè dal trasmettere la documentazione alla Soprintendenza?

Probabilmente no (dato che il comma 5 dice che l’autorità competente si pronuncia sull’istanza “dopo avere acquisito il parere …”).

3)      Se il parere della Soprintendenza è negativo, e il Comune (così come previsto nel comma 8) manda il preavviso di rigetto di cui all’art. 10-bis della L.241/1990, e il richiedente si avvale della possibilità prevista nello stesso articolo di presentare osservazioni, sarà lo stesso comune a gestire tali osservazioni concludendo il procedimento, o dovrà trasmettere le osservazioni alla Soprintendenza, perché quest’ultima eventualmente riveda, se ritiene, il proprio “parere vincolante”?  

Probabilmente è più corretta questa seconda opzione.

4)      Il termine perentorio di quindici giorni di cui al comma 9, come si calcola? Come va valutato il termine di sessanta giorni di cui allo stesso comma 8?  
Tutto regge, in teoria, se scaduti i 45 giorni di cui al comma 8 nei quindici giorni successivi la conferenza di servizi viene convocata, riunita, portata a decisione. Ma è verosimile?

5)      Come va valutato quel “in ogni caso” di cui al comma 9? Può il comunque evitare di convocare la conferenza di servizi e, perdurando l’inerzia della Soprintendenza, concludere comunque il procedimento? Può cioè, in questo caso, in ragione di quel “in ogni caso”, eludere l’obbligo di acquisire il parere della Soprintendenza stabilito nel comma 5?

6)      Se rispondiamo di sì alla domanda precedente, può il Comune negare autonomamente l’intervento? Oppure un diniego presuppone un (vincolante) parere negativo della Soprintendenza?

7)      E comunque quei sessanta giorni di cui al comma 9 non vengono espressamente definiti come perentori … Vale anche in questo caso il meccanismo sostitutivo di cui al comma 10, anche se riguarda esplicitamente il solo caso di cui al comma 8, primo periodo?

8)      Cosa succede se nei trenta giorni stabiliti dal comma 11 perché l’autorizzazione divenga efficace arriva un (tardivo) parere negativo della Soprintendenza?

 

                                                                                                                                avv. Giovanni Sala (di Vicenza

Quanti dubbi sulla applicazione dell’art. 146 del codice dei beni culturali e del paesaggio!ultima modifica: 2010-01-28T17:58:00+01:00da venetoius
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