Ma il credito edilizio è davvero un credito?

Questa nota sul credito edilizio esamina la natura del diritto edificatorio, le disposizioni legislative di riferimento e la qualificazione delle obbligazioni assunte dall’amministrazione, al fine di comprendere il rapporto tra tale diritto e l’attuazione concreta delle previsioni urbanistiche operative.

Il diritto edificatorio connesso al credito edilizio, appare come un diritto soggettivo di natura obbligatoria.

Trattasi cioè di diritto che non è da ricondurre allo jus aedificandi quale facoltà promanante dal diritto dominicale dei fondi, ma è ancorato a questo ai fini della sua quantificazione, in quanto non possono essere riconosciuti diritti edificatori se non in relazione alle aree possedute da ciascun avente titolo.

Quindi il diritto edificatorio trova diretto fondamento nelle previsioni urbanistiche perequative o compensative, assumendo quindi autonoma consistenza rispetto ai diritti dominicali, che difatti preesistono e non succedono all’esercizio del potere pianificatorio.

La natura obbligatoria del diritto non esclude la necessità, alla stessa stregua di quanto contemplato dal codice civile a proposito della cessione del credito, che il suo trasferimento debba essere accompagnato da adeguati mezzi di pubblicità-notizia (es. registrazione nel registro comunale dei crediti edilizi), al fine di salvaguardare la posizione del creditore cessionario nei riguardi dei terzi.

Circa la qualificazione giuridica dello strumento traslativo del diritto edificatorio connesso al credito edilizio, pare preferibile farlo rientrare tra i diritti di credito, e che si attagli al relativo strumento convenzionale lo schema normativo di cui agli artt. 1260 e ss. del Codice civile, con la conseguenza che l’iscrizione della cessione nel registro dei crediti edilizi, tenuto dal Comune, avrebbe il valore di notificazione al debitore ceduto ex art. 1264 c.c., al fine di rendere efficace la cessione.

Quale rimedio a favore del privato all’eventuale inadempimento da parte del comune nel rendere possibile ed economicamente sostenibile la collocazione dei crediti edilizi, pare percorribile la tesi secondo la quale il soggetto che si ritiene “danneggiato” può esperire l’azione di accertamento, in quanto inerisce al rapporto obbligatorio costituito in forza della conclusione di un accordo giuridicamente vincolante (accordo consistente nella “cartolarizzazione” da parte del comune di un valore monetario costituito dal valore totale o parziale dell’immobile da cedere o di un diritto edificatorio nella disponibilità effettiva e concreta del privato da traslare) ed è finalizzata alla verifica della lesione del diritto di credito a motivo della mancata cooperazione dell’amministrazione nella produzione dell’effetto giuridico, ed al conseguimento effettivo del beneficio economico legittimamente spettante.

Esaurito infatti il potere di scelta da parte dell’amministrazione comunale con la stipulazione dell’accordo che riconosce in capo al privato i crediti edilizi (a maggior ragione se il valore della controprestazione è già predeterminato o facilmente determinabile nel negozio giuridico), la conseguente nascita di un rapporto obbligatorio per l’adozione di un provvedimento conforme converte il dovere di provvedere in un’obbligazione (in senso tecnico) di contenuto analogo, collegata, a sua volta, ad una corrispondente posizione di diritto.

Che di diritto si tratti non pare possa essere disconosciuto a motivo della riserva di amministrazione esistente anche in ordine alla produzione dell’effetto giuridico; ed infatti la necessità della collaborazione dell’amministrazione non concerne, in questo caso, l’accertamento della spettanza del bene della vita, ma il semplice conseguimento di un’utilità giuridica (rappresentata dalla produzione dell’effetto) già accertata come dovuta, nel che si risolve per l’appunto la natura obbligatoria del rapporto laddove il creditore, per il conseguimento del bene spettategli per legge o per contratto, ha bisogno della cooperazione del debitore: analogamente, nel caso di specie, il privato, per la produzione dell’effetto giuridico favorevole, certamente dovutogli in forza dell’accordo, necessita della cooperazione dell’amministrazione secondo le schema del diritto di credito.

Pertanto accertata l’esistenza di un vero e proprio diritto soggettivo all’adozione del provvedimento finale conforme al contenuto dell’accordo, nessun motivo ostativo pare possa opporsi alla proponibilità dell’azione di accertamento, anche nel caso di sopravvenuta inoppugnabilità del provvedimento difforme nelle more adottato, in quanto un tale provvedimento, costituendo l’oggetto di una pretesa giuridicamente protetta nell’ambito di un rapporto obbligatorio, non potrà che soggiacere al regime degli atti paritetici o di quelli nulli ove ritenuto non satisfattivo della pretesa giuridica azionata.

In definitiva altro è agire al fine di accertare la spettanza di un bene (e in questo caso si ha esercizio di potere discrezionale), altro è agire per assicurare ad un soggetto individuato il soddisfacimento di una pretesa già accerta come dovuta per legge o per contratto. In tale ipotesi si versa infatti in materia di adempimento della prestazione, a prescindere dal contenuto del comportamento dovuto che, nel caso di specie, è rappresentato dall’agire per la mera produzione dell’effetto.

 

Bibliografia:

          GIOVANNI SABBATO (Consigliere TAR Salerno) “La perequazione urbanistica”, nel sito della Giustizia Amministrativa;

    LUCA MONTEFERRANTE (Magistrato del T.A.R. Lombardia) “La nuova disciplina degli accordi procedimentali: profili di tutela giurisdizionale

 

Geom. Daniele Iselle – Verona

 

 

 

Ma il credito edilizio è davvero un credito?ultima modifica: 2010-05-12T07:55:00+02:00da venetoius
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