Livello di dettaglio del PAT veneto e misure di salvaguardia

Con la sentenza n. 2954 del 2010 il TAR Veneto esamina la questione del livello di dettaglio a cui possono scendere le previsioni del P.A.T. e del P.I. nel Veneto, anche in relazione alle misure di salvaguardia previste dal P.A.T. fino alla approvazione del P.I.

Nel caso specifico, la parte ricorrente affermava che  il P.A.T.I.  (o il P.A.T.) dovrebbe limitarsi a dettare criteri, direttive, linee preferenziali e ambiti di tutela per la formazione del Piano degli Interventi, senza contenere disposizioni operative e di dettaglio relative alla onizzazione, alla definizione dei parametri urbanistici, degli indici edilizi e delle modalità di intervento. Affermava ancora la parte ricorrente che da ciò discende, dunque, l’illegittimità della disposizione di cui all’art. 19.2.2, ultimo comma, delle Norme Tecniche del P.A.T.I. di Padova, nella parte in cui stabilisce che nella zona industriale sud di Padova – già ricompresa nel perimetro di cui alla legge n. 158/1958 – fino all’approvazione del P.I. non sono compatibili interventi sugli edifici esistenti comportanti un aumento delle unità immobiliari.Si tratta, infatti, di una disposizione di minuto dettaglio.

Il Collegio, però, ha ritenuto di non poter condividere tale ricostruzione della normativa urbanistica regionale. Leggendo la sentenza, si potrebbe pensare che il problema deciso consistesse nello stabilire se il P.A.T.I. abbia limitazioni maggiori rispetto al P.A.T., ma, leggendo tra le righe, si capisce poi che il TAR equipara totalmente il P.A.T. e il P.A.T.I. e che il problema consisteva piuttosto nel rapporto tra questi strumenti urbanistici e il P.I. Il TAR afferma che: “ai sensi dell’art. 16, comma 1, della L.R. n. 11/2004 “Il piano di assetto del territorio intercomunale (PATI) è lo strumento di pianificazione finalizzato al coordinamento fra più comuni e può disciplinare in tutto o in parte il territorio dei comuni interessati o affrontare singoli tematismi.” Il comma 3 stabilisce che “Il PATI ha i medesimi contenuti ed effetti del PAT rispetto al quale: a) coordina le scelte strategiche di rilevanza sovracomunale, in funzione delle specifiche vocazioni territoriali; b) dispone una disciplina urbanistica o edilizia unitaria per ambiti intercomunali omogenei; c) definisce un’equa ripartizione dei vantaggi e degli oneri tra i comuni interessati mediante convenzione.”. Orbene, in forza dell’art. 13, lettera k), della citata L.R. n. 11/2004 il P.A.T.” determina, per ambiti territoriali omogenei (ATO), i parametri teorici di dimensionamento, i limiti quantitativi e fisici per lo sviluppo degli insediamenti residenziali, industriali, commerciali, direzionali, turistico-ricettivi e i parametri per i cambi di destinazione d’uso, perseguendo l’integrazione delle funzioni compatibili”. Alla luce del combinato disposto delle richiamate disposizioni della L.R. n. 11/2004 emerge che, a differenza di quanto sostenuto dalla società ricorrente, la pianificazione strutturale può essere effettuata anche attraverso il “Piano di assetto del territorio intercomunale” (Pati), finalizzato a coordinare le scelte strategiche che riguardano il territorio dei Comuni interessati e/o i singoli tematismi. Nel caso di specie il P.A.T.I., approvato con la delibera consiliare n. 129 del 22.12.2008, in coerenza con il P.T.C.P. (piano territoriale coordinamento provinciale) persegue per la ZTO D, nell’ambito della quale ricade il compendio immobiliare della società ricorrente, la finalità di evitare trasformazioni episodiche, non coordinate e non pianificate per non pregiudicare l’obiettivo di localizzare in detta area specifiche destinazioni produttive, della logistica, della ricerca e dei servizi. Da ciò coerentemente discende la previsione di misure di salvaguardia, contenute nell’impugnato art. 19.2.2. delle N.T.A., volte a mantenere, sino all’approvazione del P.I., la destinazione produttivo – manifatturiera dell’area e a contrastare le modifiche di destinazione d’uso. Né si può ritenere che la predetta disposizione debordi dalle finalità attribuite dal legislatore regionale al P.A.T.I., invadendo l’ambito di competenza del P.I. giacché non integra un’ipotesi di individuazione di unità minima di intervento, né definisce le modalità di intervento sul patrimonio edilizio esistente”.

Ora,che il P.A.T. e il P.A.T.I. abbiano più o meno lo stesso contenuto, non ci sembra difficile comprenderlo. Maggiori perplessità suscita l’affermazione secondo la quale previsioni come quelle contenute nell’articolo delle N.T.A. oggetto del ricorso sarebbero coerenti con le finalità che la legge regionale veneta attribuisce al P.A.T. Infatti a noi sorge spontanea una domanda: dove sta scritto nelle leggi venete che il P.A.T. (o il P.A.T.I.) possono autodisciplinarsi le misure di salvaguardia?

Già il margine di discrezionalità del Comune nella redazione del P.A.T. è ampia e più di qualche volta sfocia nell’arbitrio. Se viene escogitata anche una libertà di inventarsi misure di salvaguardia, il rischio dell’arbitrio aumenta in modo esponenziale.

avv. Dario Meneguzzo

sentenza tar Veneto n. 2954 del 2010.pdf

 

Livello di dettaglio del PAT veneto e misure di salvaguardiaultima modifica: 2010-07-20T10:31:00+02:00da venetoius
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