La domanda di accesso agli atti formulata mentre è pendente una causa è inammissibile se non rileva ai fini della decisione

La sentenza del TAR veneto n. 420 del 2011 spiega le differenze tra due tipi di acceso agli atti amministrativi previsti dall’ordinamento.

Dice il TAR: “con il ricorso in epigrafe l’odierno ricorrente contesta il diniego espresso dagli enti intimati alla richiesta di accesso ad atti la cui conoscenza afferma essere necessaria ai fini della difesa in un giudizio di revocazione di decisione di ricorso straordinario al Capo dello Stato;

 che l’ordinamento contempla due distinte fattispecie che radicano la pretesa all’accesso ai documenti amministrativi: una prima ipotesi, disciplinata dagli artt. 22, I, II e III comma, 24, III e VII comma e 25 della legge n. 241 del 1990 – a cui si riferisce la prescrizione contenuta nell’art. 116, I comma del DLgs 2 luglio 2010 n. 104 (codice amministrativo) -, che concerne in generale l’interesse all’ostensione dei documenti amministrativi (interesse che ben può coincidere con la necessità di curare o difendere i propri interessi giuridici eventualmente anche in vista di futuri contenziosi da instaurare non importa davanti a quale ordine giurisdizionale). Diversa ed autonoma è invece l’ipotesi – che si pone rispetto alla prima in rapporto di genere a specie – dell’actio ad exhibendum proposta, in quanto funzionale ad esigenze istruttorie connesse ad una causa in corso, ai sensi dell’art. 21, VI comma della legge 6 dicembre 1971 n. 1034 (come novellato dall’art. 1, I comma della legge 21 luglio 2000 n. 205), ed ora ai sensi dell’art. 116, II comma del codice amministrativo, che si riferisce, per il tenore letterale della disposizione da ultimo richiamata, ai soli giudizi pendenti davanti al giudice amministrativo.

Che l’art. 22, 1° comma della legge n. 241/90, pur riconoscendo il diritto di accesso agli atti della Pubblica amministrazione a “chiunque vi abbia interesse”, non ha introdotto alcun tipo di azione popolare diretta a consentire una sorta di controllo generalizzato sull’Amministrazione, tant’è che ha successivamente ricollegato tale interesse all’esigenza di tutela di “situazioni giuridicamente rilevanti”: pertanto, anche se il diritto di accesso è volto ad assicurare la trasparenza dell’attività amministrativa e a favorirne lo svolgimento imparziale (come recita l’art. 22 cit.), rimane fermo che l’accesso è consentito soltanto a coloro ai quali gli atti direttamente o indirettamente si rivolgono e che se ne possano eventualmente avvalere per la tutela di una posizione soggettiva, la quale, anche se non deve assumere necessariamente la consistenza del diritto soggettivo o dell’interesse legittimo, deve essere però giuridicamente rilevante, non potendo identificarsi con il generico ed indistinto interesse di ogni cittadino al buon andamento dell’attività amministrativa (cfr. CdS, IV., 29.4.2002, n. 2283); che già prima dell’entrata in vigore del citato DLgs 104/2010, peraltro, in giurisprudenza si affermava pacificamente che la domanda di accesso in corso di causa soggiace a requisiti più rigorosi, in punto di individuazione dell’interesse legittimante, rispetto alla domanda di accesso formulata ante o extra causam ai sensi dall’art. 25 della legge 7 agosto 1990 n. 241: “La domanda di accesso documentale, ove proposta nell’ambito di un processo in atto…., non può non assumere un carattere strumentale rispetto alle domande e alle eccezioni ivi formulate, cosicché in tal caso il diritto di accesso risulta processualmente condizionato, nel senso che l’istanza dovrebbe essere dichiarata inammissibile ogni qualvolta riguardi atti non rilevanti ai fini del decidere…” (CdS, VI, ord. 22 gennaio 2002 n. 397);

che, facendo applicazione di detti principi al caso concreto, si rileva che il ricorrente ha dedotto il proprio interesse alla conoscenza dei documenti amministrativi sopra richiamati con riferimento alla necessità di poter meglio esplicare i propri diritti defensionali nel procedimento instaurato con il ricorso per revocazione della decisione 20.11.2009 adottata su ricorso straordinario al Presidente della Repubblica; che, ciò stante, il ricorso è inammissibile, atteso che detta conoscenza può correttamente esplicarsi nell’ambito del procedimento instaurato con il ricorso per revocazione e può essere relativa soltanto agli atti pertinenti alla decisione di quel ricorso (T.A.R Piemonte Torino, sez. II, 11 settembre 2004, n. 1784; T.A.R Lazio Roma, sez. III, 03 agosto 2006, n. 6844); che è di palese evidenza che – in disparte il già rilevato disposto letterale del citato art. 116, II comma del codice amministrativo, chiarissimo e non abbisognevole di ulteriori sforzi interpretativi – la limitazione della ammissibilità delle domande di accesso in corso di causa ai soli giudizi pendenti innanzi alla giurisdizione amministrativa si spiega, sul piano logico, con il fatto che il giudice amministrativo adito per l’accesso non potrebbe – al di fuori del proprio ambito giurisdizionale – compiere la valutazione di inerenza della domanda al thema probandum che risulta propedeutica alla delibazione di fondatezza o meno della domanda stessa“.

sentenza tar Veneto n. 420 del 2011.pdf

La domanda di accesso agli atti formulata mentre è pendente una causa è inammissibile se non rileva ai fini della decisioneultima modifica: 2011-03-23T06:00:00+01:00da venetoius
Reposta per primo quest’articolo

Lascia un commento