Il comune non può imporre ai gestori telefonici pagamenti ulteriori rispetto a quelli di sistemazione delle aree relative agli impianti

L’art. 93 del Codice delle Telecomunicazioni prevede che “1. Le pubbliche Amministrazioni, le Regioni, le Province ed i Comuni non possono imporre, per l’ impianto di reti o per l’esercizio dei servizi di comunicazione elettronica, oneri o canoni che non siano stabiliti per legge. 2. Gli operatori che forniscono reti di comunicazione elettronica hanno l’obbligo di tenere indenne l’Ente locale, ovvero l’Ente proprietario, dalle spese necessarie per le opere di sistemazione delle aree pubbliche specificamente coinvolte dagli interventi di installazione e manutenzione e di ripristinare a regola d’arte le aree medesime nei tempi stabiliti dall’Ente locale“.

La sentenza del TAR Veneto n. 478 del 2011 annulla un regolamento comunale recante disposizioni per assicurare il corretto insediamento urbanistico e territoriale degli impianti di cui alla legge 22.2.2001 n. 36 e minimizzare l’esposizione della popolazione ai campi elettromagnetici, il quale stabiliva che «I proprietari degli immobili su cui sono collocati gli impianti, dovranno corrispondere annualmente al Comune, a titolo di contributo per tutta la durata dell’impianto stesso, le seguenti somme: (….) euro 2.060.00 per gli impianti ricadenti in aree definite ai sensi del precedente art. 5.».

Dice il TAR, prendendo in esame l’art. 93 del D.lgs. n. 259/1993: “13.3. Secondo l’orientamento della giurisprudenza condiviso dal Collegio, la norma da ultimo citata ha un’impostazione tassativa ed è chiaramente orientata a limitare, definire e circoscrivere in termini assai precisi il potere degli Enti locali di imporre oneri economici agli operatori di telecomunicazioni.

Tale impostazione emerge, innanzitutto, dall’incipit della norma che ricalca il disposto dell’art. 23 Cost. sulle prestazioni imposte. In armonia e in attuazione legislativa del precetto costituzionale, dunque, l’art. 93 del D.lgs. n. 259/1993 pone il principio secondo il quale gli Enti non possono imporre oneri o canoni che non siano stabiliti per legge (cfr. Tar Piemonte, I, 8.5.2010, n. 2302)

13.4. Tanto premesso il legislatore indica, poi al comma 2 del citato art. 93, le causali che legittimano la richiesta di oneri agli operatori: da un lato, le spese necessarie per le opere di sistemazione delle aree pubbliche specificamente coinvolte dagli interventi, dall’altro lato il ripristino a regola d’arte delle aree medesime nei tempi stabiliti dall’Ente locale.

13.5. Ebbene, in forza del disposto dell’art. 93 è escluso, ad avviso del Collegio, che il Comune possa domandare agli operatori telefonici, corresponsioni finanziarie non correlate ad una spesa, determinata o determinabile con il meccanismo di funzionamento dell’indennizzo

Ne discende, dunque, che l’impianto testuale dell’art. 93 del D.lgs. n. 259/2003 esclude la legittimità di previsioni locali di imposizione agli operatori di comunicazione, di oneri economici non collegati ad una quantificazione effettiva dei costi delle opere di sistemazione e di ripristino delle aree, con l’ulteriore precisazione che queste ultime devono essere solo quelle specificamente coinvolte dagli interventi di installazione e manutenzione delle infrastrutture di telecomunicazione.

13.6. Orbene, la tassatività e la necessaria determinatezza su cui è imperniata la prima parte della rammentata norma, trova un’ulteriore conferma nel secondo comma dell’art. 93 che esclude la possibilità di imporre agli operatori oneri diversi da quelli ivi menzionati (Tosap e Cosap o il contributo una tantum per le gallerie).

13.7. A tale ultimo riguardo va rammentato che anche il Consiglio di Stato ha affermato che «L’art. 93 d.lgs. 1 agosto 2003 n. 259 (codice delle comunicazioni elettroniche), al comma 2, sebbene precluda all’amministrazione comunale di subordinare il rilascio delle autorizzazioni per l’ impianto di reti o per l’esercizio dei servizi di comunicazione elettronica al pagamento di importi ulteriori rispetto a quelli ivi espressamente previsti (nella specie ” indennità di civico ristoro ” ed il ” canone metro/tubo) non impedisce tuttavia che l’amministrazione “ex post” chieda al gestore il pagamento dell’importo che abbia effettivamente speso per il ripristino dello stato dei luoghi, che il gestore abbia omesso di realizzare, in base al rilievo di carattere generale posseduto dall’art. 2041 c.c che consente all’amministrazione, una volta constatata la spesa pubblica con cui i luoghi sono stati ripristinati, in assenza di corrispondenti lavori di ripristino a regola d’arte da parte del gestore, di formulare la relativa richiesta e di agire in giudizio, conseguentemente, per la condanna del debitore.» (cfr. Cons. Stato, VI, 7.3. 2008, n. 1005; Cons. Stato, VI, 9.6.2006, n. 3453).

13.8. Tutto ciò premesso ad avviso del Collegio la riserva relativa di legge di cui all’art. 23 Cost., ribadita anche dal legislatore ordinario con l’art. 93 del D.lgs. n. 259/2003 richiede per il contestato onere di corresponsione di euro 2.060,00 annuali una copertura legislativa, in difetto della quale detta norma è illegittima”.

sentenza Tar Veneto n. 478 del 2011.pdf

Il comune non può imporre ai gestori telefonici pagamenti ulteriori rispetto a quelli di sistemazione delle aree relative agli impiantiultima modifica: 2011-03-24T06:00:00+01:00da venetoius
Reposta per primo quest’articolo

Lascia un commento