Gli accordi sulla pianificazione urbanistica non possono essere utilizzati per sanare abusi edilizi

Nella sentenza n. 580 del 2011, il TAR Veneto spiega che gli accordi ex art. 6 della L.R. Veneto n. 11/2004 non possono servire per sanare abusi edilizi.

Dice il TAR: ….13.1. Dal punto di vista strettamente giuridico il Collegio ritiene opportuno richiamare testualmente il contenuto del più volte citato art. 6 della L.R. n. 11/2004, ai sensi del quale : «1. I comuni, le province e la Regione, nei limiti delle competenze di cui alla presente legge, possono concludere accordi con soggetti privati per assumere nella pianificazione proposte di progetti ed iniziative di rilevante interesse pubblico. 2. Gli accordi di cui al comma 1 sono finalizzati alla determinazione di alcune previsioni del contenuto discrezionale degli atti di pianificazione territoriale ed urbanistica, nel rispetto della legislazione e della pianificazione sovraordinata, senza pregiudizio dei diritti dei terzi. 3. L’accordo costituisce parte integrante dello strumento di pianificazione cui accede ed è soggetto alle medesime forme di pubblicità e di partecipazione. ».

13.2. Orbene, anche a voler prescindere dalla natura eminentemente discrezionale dei predetti accordi, occorre evidenziare che nel caso di specie il Comune resistente, con la nota impugnata, non ha escluso che la proposta di variante fosse suscettibile di valutazione, ma ha solo affermato, ribadendolo nelle proprie difese, che attraverso la proposta di accordo ex art. 6 della L.R. n. 11/2004 non può essere perseguito l’interesse privato teso a sanare, tramite una trasformazione ad hoc di profilo urbanistico della zona agricola in zona industriale, alcuni abusi edilizi non altrimenti obliterabili.

13.3. Del resto, ad avviso del Collegio, anche qualora tali abusi fossero sanabili, la sanatoria sarebbe dovuta intervenire all’esito di un procedimento diverso da quello posto in essere dalla parte ricorrente. In tal senso il Collegio ritiene condivisibile la conclusione alla quale è pervenuto altro giudice esaminando un caso analogo a quello oggetto di causa. I giudici hanno, infatti, ritenuto, nella specie, che «l’utilizzo del procedimento di variante, qualora desse risultanze favorevoli finirebbe col configurare uno sviamento di potere a favore di soli interessi privati. Sicché è altra la via per recuperare assensi di conformità urbanistica e edilizia.» (cfr. TAR Lombardia, Brescia, 14.5.2010, n. 1729).

13.4. Merita, inoltre, di essere evidenziato che nel caso in esame l’ordinanza demolitoria è stata notificata il 30.7.2009 laddove la proposta di accordo ex art. 6 della L.R. n.11/2004 per l’ampliamento del comparto D1/30 ai mappali di proprietà della società ricorrente, siti in Comune di San Biagio di Callalta, risulta inoltrata al Comune il 18.11.2009, vale a dire ben oltre il termine di 90 giorni assegnato per l’ottemperanza alle sanzioni irrogate. E non solo, poichè nel predetto termine non è stata presentata né domanda di sanatoria, né istanza di sospensione dell’efficacia dell’ordinanza n. 63/2009, nel giudizio pendente dinanzi al T.A.R..

Ne discende, pertanto, che anche sotto il profilo cronologico non è condivisibile la prospettazione della società ricorrente, condivisa dal Consiglio di Stato in sede di appello cautelare, secondo la quale sarebbe stato opportuno che il Comune resistente si pronunciasse, prima di procedere alla demolizione delle opere abusive, sulla proposta di accordo avanzata dalla Silcart s.r.l..

Proposta che, come già sopra evidenziato, è intervenuta quando era ampiamente spirato il termine per l’ottemperanza all’ordinanza demolitoria – peraltro non sospesa in assenza di apposita istanza – e quindi, quando si erano già verificati tutti gli effetti ad essa correlati in base al T.U. 380/2001.

13.5. Né, infine, è configurabile, come pure si sostiene, un’aspettativa qualificata ad una destinazione edificatoria, posto che di fatto, nella specie, si può configurare eventualmente solo un’aspettativa generica ad una reformatio in melius, analoga a quella di ogni altro proprietario di aree che aspiri ad una utilizzazione più proficua della sua proprietà. Del resto è noto che la zona agricola possiede anche una valenza conservativa dei valori naturalistici, rappresentando il c.d. polmone dell’insediamento urbano e assumendo per tale via la funzione decongestionante e di contenimento dell’espansione dell’aggregato residenziale (cfr. Cons. Stato, IV, n. 245/ 2000; Cons. Stato, IV, n. 1943/1999; Cons. Stato, IV, n. 431/1998)…“.

TAR_VE_la proposta di accordo ex art_6_L_R_ 11-2004 non ferma il procedimento demolitorio.pdf

Gli accordi sulla pianificazione urbanistica non possono essere utilizzati per sanare abusi ediliziultima modifica: 2011-04-13T06:00:00+02:00da venetoius
Reposta per primo quest’articolo

Lascia un commento