A Pasqua la Legge divorzia dalla Verità e dalla Giustizia?

Alcuni leggono i Vangeli come se fossero pure cronache di avvenimenti storici. Altri, invece, avvertono che non di semplici resoconti si tratta, ma di insegnamenti spirituali, scritti con una particolare tecnica letteraria, che utilizza la forma della cronaca. Perciò, avvertono i secondi, per capire i Vangeli non basta soffermarsi sul fatto narrato, in quanto tale, ma occorre  coglierne anche il significato simbolico, il messaggio, più o meno sottointeso, che l’evangelista voleva trasmettere descrivendo quel fatto. La tecnica usata dagli evangelisti è paragonabile a quella dell’artista che dipinse il famoso quadro nel quale si vede il presidente americano Lincoln che spezza le catene di uno schiavo dalla pelle nera: viene rappresentato un fatto (tra l’altro, mai accaduto dal punto di vista storico) per comunicare un concetto (è vero che Lincoln abolì la schiavitù). Il fatto rappresentato utilizzando questa tecnica può essere vero o non vero dal punto di vista storico, ma, secondo lo scrittore, è sicuramente vero il concetto incarnato   in quel fatto.

Sulla scorta di questa premessa, proviamo a vedere che “figura” fanno la Legalità e la Giustizia nei racconti evangelici della passione di Gesù. In base alla Legge ebraica, Gesù era colpevole di blasfemia (aveva bestemmiato, perchè aveva pronunciato il nome di Dio – cosa inverosimile presso gli Ebrei – e perchè aveva dichiarato di essere figlio di Dio). Per questo reato la Legge prevedeva la pena di morte. In modo “legale”, dunque, Gesù fu messo a morte dai religiosi, che a quel tempo erano i custodi della Legge.

Da duemila  anni, però, i cristiani, leggendo i Vangeli, affermano categoricamente che quella condanna a morte fu “ingiusta”. Dove sta il punto critico? Cosa, secondo gli evangelsiti e i cristiani, provoca la frattura tra la Legalità e la Giustizia? La risposta è questa: Gesù era veramente il Figlio di Dio, Gesù era Dio.

La Legge, però, non contemplava l’eventualità che un uomo, nato da donna, potesse essere veramente il Figlio di Dio e, poichè Gesù era un uomo che aveva pronunciato il nome di Dio e si era dichiarato Figlio di Dio, doveva essere messo a morte, anche se era vero che era il figlio di Dio.

Quale messaggio trasmettono così gli evangelisti? Che la Verità e la Giustizia vengono uccise dalla Legge. Non a caso San Paolo arriva a  dire «La lettera uccide, ma lo Spirito vivifica» (2Cor 3,6). Il colpo di grazia alla reputazione della Legge arriva poi il giorno di Pasqua addirittura da Dio stesso, il quale rimedia ai disastri commessi dai giuristi, facendo risorgere la loro vittima. E’ interessante notare che i giuristi pretendevano che la Legge che avevano applicata provenisse proprio da Dio. I giuristi, inoltre, dicevano di essere gli unici legittimati a interpretare la Legge.  Insomma, la Legge e i giuristi fanno una figura barbina, mentre la Giustizia e la Verità devono cercare di farsi strada con sofferenza e dolore, non grazie alla Legge, ma nonostante la Legge.

Sono pessimisti gli evangelisti? Non saprei dire e una questione così seria non si può certo risolvere con una battuta.

Una cosa, però, mi sentirei di affermare: se, dopo duemila anni, il racconto della passione di Gesù appare ancora fresco e attuale, magari una ragione ci sarà. 

Dario Meneguzzo

A Pasqua la Legge divorzia dalla Verità e dalla Giustizia?ultima modifica: 2011-04-24T08:00:00+02:00da venetoius
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