Il TAR Veneto spiega quando per i PUA serve la VAS

Il TAR Veneto, con la sentenza n. 1779 del 2011, spiega quando per i piani attuativi serve la VAS: in pratica quando non è stato assoggettato a VAS il PRG e  si tratti di progetti di infrastrutture di sviluppo di aree urbane, nuove o in estensione, interessanti superfici superiori ai 40 ettari, ovvero di progetti di riassetto o sviluppo di aree urbane all’interno di aree urbane esistenti che interessano superfici superiori a 10 ettari.

Scrive il TAR: “Il secondo motivo si sintetizza nella violazione degli artt. 6 e 12 del d.lgs. 3 aprile 2006, n. 152, nel testo modificato dal d.s. 16 gennaio 2008, n. 4. Così, l’art. 6, I comma, stabilisce che la valutazione ambientale strategica (v.a.s.) “riguarda i piani e i programmi che possono avere impatti significativi sull’ambiente…”, precisando (II comma) che, fatto salvo quanto disposto al III comma, la stessa valutazione “viene effettuata per tutti i piani e i programmi che sono elaborati per i settori della pianificazione territoriale e della destinazione dei oli…”; il citato III comma dispone, ancora, che “per i piani e i programmi di cui al comma 2, che determinano l’uso di piccole aree a livello locale e per le modifiche minori dei piani e dei programmi di cui al comma 2, la valutazione ambientale è necessaria qualora l’autorità competente valuti che possano avere impatti significativi sull’ambiente”, a conclusione della procedura di screening, quale regolata dal successivo art. 12. Nella regione Veneto, l’autorità competente ad effettuare lo screening ovvero la v.a.s., è la commissione regionale, istituita con la d.g.r. 24 ottobre 2006 n. 3262, i cui compiti sono stati confermati con la l.r. 26 giugno 2008, n. 4.  

3.4.2. L’art. 35 del d. lgs. 152/06, quale sostituito dall’articolo 1, III comma, del d. lgs. 4/08, prevede che le regioni, se necessario, adeguino il proprio ordinamento alle disposizioni dello stesso decreto, entro dodici mesi dalla sua entrata in vigore; trascorso tale termine, trovano diretta applicazione le sue disposizioni, ovvero le disposizioni regionali vigenti in quanto compatibili. Il termine – essendo stato il d. lgs. 4/2008 pubblicato sulla G.U. del 29 gennaio 2008 – è venuto a scadere il 13 febbraio 2009; nel

frattempo la Regione Veneto ha approvato l’art. 14 della l.r. 26 

giugno 2008, n. 4, intitolato “disposizioni transitorie in materia di valutazione ambientale strategica” per cui, tra l’altro, fino ad una specifica normativa regionale in materia:

a) per i piani la cui approvazione e adozione compete alla Regione, o agli enti locali, l’autorità a cui compete l’adozione del provvedimento di screening è la predetta commissione regionale VAS nominata con d.g.r. 24 ottobre 2006, n. 3262; b) per i piani e programmi di cui al precitato art. 6, afferenti la pianificazione territoriale ed urbanistica, si applica l’articolo 4 della legge regionale 23 aprile 2004, n. 11, di cui si dirà oltre. 3.4.3. Spirato il termine annuale, la giunta regionale con la d.g.r. 31 marzo 2009, n. 791, ha adeguato le procedure di v.a.s. alle modifiche introdotte con il d.lgs. 4/2008, ribadendo come la valutazione riguardi tutti i piani e i programmi che possono avere impatti significativi sull’ambiente e, tra questi, anche gli strumenti urbanistici i quali esplicano i propri effetti nel territorio regionale.

3.4.4. Ora, continua parte ricorrente, i piani urbanistici attuativi stabiliscono, ex art. 19 l.r. 11/04, “l’organizzazione urbanistica, infrastrutturale e architettonica” dei nuovi insediamenti, definendo nel dettaglio le previsioni degli strumenti di livello superiore: tali piani rientrerebbero dunque tra quelli che (in forza dell’art. 6 d.lgs. 152/2006, direttamente applicabile nel Veneto a partire dal 13.2.2009) sono soggetti alla procedura di screening, nonché alla v.a.s., qualora la competente commissione regionale ritenga che effettivamente i piani esaminati abbiano impatti significativi sull’ambiente.

3.4.5. Nel caso in esame, concludono i ricorrenti, il piano “Madonnina” non è stato sottoposto alla competente commissione regionale per la procedura di screening, per cui “è stato illegittimamente sottratto a detta commissione il compito di verificare l’assoggettabilità (o meno) alla VAS del piano stesso (il quale – si sottolinea – attua una variante anch’essa non assoggettata alla VAS): quanto sopra, in violazione dell’art. 6, comma 3, e dell’art. 12 d.lgs. 152/2006 (come modificato dal d.lgs. 4/2008); conseguentemente le deliberazioni n. 52/2009 e n. 70/2009 (rispettivamente di adozione ed approvazione del PUA), entrambe emanate sotto il vigore del d.lgs. 4/2008, sono illegittime per violazione di legge”.

3.5.1. Orbene, va premesso che costituisce valutazione ambientale strategica, “il processo che comprende … lo svolgimento di una verifica di assoggettabilità, l’elaborazione del rapporto ambientale, lo svolgimento di consultazioni, la valutazione del piano o del programma, del rapporto e degli esiti delle consultazioni,  l’espressione di un parere motivato, l’informazione sulla decisione ed il monitoraggio” (così l’art. 5 d. lgs. 152/06, lett. a), e riguarda “i piani e i programmi che possono avere impatti significativi sull’ambiente e sul patrimonio culturale” (art. 6, I comma).

3.5.2. L’art. 4 della l.r. 61/85, già citato sub 3.4.3., affida anzitutto alla giunta regionale “criteri e modalità di applicazione della VAS, in considerazione dei diversi strumenti di pianificazione e delle diverse tipologie di comuni” (I comma); al II comma, poi, stabilisce che sono sottoposti alla v.a.s. “il piano territoriale regionale di coordinamento, i piani territoriali di coordinamento provinciali, i piani di assetto del territorio comunali e intercomunali”. L’elencazione, per vero, non viene qualificata né si presenta come tassativa; a sua volta, il citato I comma dello stesso art. 4, con il rinvio alla deliberazione di giunta, lascia a questa un ampio margine di autonomia, riferibile anche all’individuazione degli strumenti urbanistici oggetto di valutazione.

3.53. In ogni caso, la direttiva regionale, di cui alla ripetuta  d g.r.  791/09, si limita a riprodurre ed a recepire le previsioni di cui all’art. 6 del d. lgs. 152/06, per la parte in cui stabilisce che “l’ambito di applicazione della procedura VAS si estende a tutti i piani e programmi che possono avere impatti significativi sull’ambiente e sul patrimonio culturale. In particolare: … a) i piani e i programmi che sono elaborati …per i settori … della pianificazione territoriale o della destinazione dei suoli e che definiscono il quadro di riferimento per l’approvazione, l’autorizzazione, l’area di localizzazione o comunque la realizzazione dei progetti elencati negli allegati II, III e IV” del d. lgs. 152/06. E, d’altro canto, che la legislazione statale all’epoca includesse, tra gli strumenti urbanistici sottoposti a v.a.s., anche i piani attuativi si desume, a contrario, da quanto ora stabilito dall’art. 5 del d.l. 13 maggio 2011, n. 70, convertito con modifiche nella l. 12 luglio 2011, n. 106: questo, dopo aver previsto al I comma, lett. g), l’esclusione della v.a.s. “per gli strumenti attuativi di piani urbanistici già sottoposti a valutazione ambientale strategica”, al successivo VIII comma ne specifica le condizioni, aggiungendo un comma all’art. 16 della l. 17 agosto 1942, n. 1150.

3.5.5. Gli elementi sin qui esposti conducono univocamente ad affermare che un piano attuativo, a determinate condizioni, può essere sottoposto a v.a.s. ovvero, ancor prima, a screening: tuttavia, ciò non si verifica per l’intervento in questione, sebbene la variante presupposta non sia stata a suo tempo oggetto di v.a.s., in conformità alle previsioni allora vigenti.

3.5.6. Invero, l’allegato IV al d. lgs. 152/06 include tra i progetti d’infrastrutture quelli di sviluppo di aree urbane, nuove o in estensione, interessanti superfici superiori ai 40 ettari, ovvero i progetti di riassetto o sviluppo di aree urbane all’interno di aree urbane esistenti che interessano superfici superiori a 10 ettari. Ora, secondo quanto prima illustrato (sub § 2.3.2.), il piano attuativo de quo interessa una superficie territoriale di m² 16.200, di poco superiore dunque ai sedici ettari, ed in z.t.o. C2 e cioè inedificata e destinata a nuovi complessi insediativi. Non venendo raggiunto il limite dei 40 ettari, è escluso a priori che l’area de qua possa essere sottoposta a v.a.s.; e, stante il preciso limite di superficie indicato, la verifica preliminare di screening si rivela ex ante superflua, sicché anche quest’ultima censura va respinta“.

sentenza Tar Veneto 1779 del 2011.pdf

 

 

 

 

 

Il TAR Veneto spiega quando per i PUA serve la VASultima modifica: 2011-12-06T06:00:00+01:00da venetoius
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