Anche se vende un immobile a trattativa privata, il Comune deve farne una adeguata pubblicità

La sentenza del Consiglio di Stato n. 338 del 2012 si occupa dei casi nei quali i comuni possono vendere immobili a trattativa privata.

Il Consiglio di Stato precisa che la procedura è illegittima senza una adeguata pubblicità.

Scrive il Consiglio di Stato: “6.1.- Osserva la Sezione che l’art. 9 del d. lgs. n. 358 del 1992, che indica i casi in cui è possibile far ricorso alla trattativa privata, senza preliminare pubblicazione di un bando di gara, riguarda gli appalti pubblici di forniture e non è applicabile alla fattispecie.

Neppure appaiono al Collegio pertinenti alla censura in esame sia l’art. 24 della l. n. 109/1994 (Legge quadro in materia di lavori pubblici) che disciplina i casi i cui l’affidamento a trattativa privata è ammesso per i soli appalti di lavori pubblici, sia l’art. 2, comma 4. della l. n. 131/2003, che disciplina, con riguardo all’adozione di decreti legislativi diretti alla individuazione delle funzioni fondamentali, ai sensi dell’articolo 117, secondo comma, lettera p), della Costituzione, essenziali per il funzionamento di Comuni, i principi e criteri direttivi cui, nell’attuazione della delega di cui ai commi 1 e 2, il Governo deve attenersi.

Deve ritenersi invece che sia stato effettivamente violato con la deliberazione impugnata l’art. 41 del r.d. n. 827/1924, che stabilisce che si procede alla stipulazione dei contratti a trattativa privata solo:” 1) Quando gl’incanti e le licitazioni siano andate deserte o si abbiano fondate prove per ritenere che ove si sperimentassero andrebbero deserte;

2) Per l’acquisto di cose la cui produzione è garantita da privativa industriale, o per la cui natura non è possibile promuovere il concorso di pubbliche offerte;

3) Quando trattasi di acquisto di macchine, strumenti od oggetti di precisione che una sola ditta può fornire con i requisiti tecnici e il grado di perfezione richiesti;

4) Quando si debbano prendere in affitto locali destinati a servizi governativi;

5) Quando l’urgenza dei lavori, acquisti, trasporti e forniture sia tale da non consentire l’indugio degli incanti o della licitazione;

6) È in genere in ogni altro caso in cui ricorrono speciali ed eccezionali circostanze per le quali non possano essere utilmente seguite le forme degli artt. da 37 a 40 del presente regolamento. ….”

Anche se la normativa sulla contabilità generale dello Stato (r.d. 18 novembre 1923 n. 2440 e r.d. 23 maggio 1924 n. 827) riguarda solo le amministrazioni statali e gli enti pubblici per i quali ne è sta prevista l’estensione per effetto di norme specifiche (Consiglio Stato , sez. IV, 18 novembre 2004 , n. 7554), ai sensi dell’art. ai sensi dell’art. 87 del t.u. 3 marzo 1934 n. 383 le norme dettate in materia dalla legge e dal regolamento di contabilità generale dello Stato, devono, infatti, ritenersi applicabili anche agli Enti locali.

Nel caso di specie non ricorreva alcuno di detti presupposti che giustificassero il ricorso alla trattativa privata.

Aggiungasi che, tuttavia, in base all’art. 12, comma 2, della l. n. 127/1997, richiamato dall’ art. 9 del Regolamento per l’alienazione dei beni del Comune di cui trattasi, “I comuni e le province possono procedere alle alienazioni del proprio patrimonio immobiliare anche in deroga alle norme di cui alla legge 24 dicembre 1908, n. 783, e successive modificazioni, ed al regolamento approvato con regio decreto 17 giugno 1909, n. 454, e successive modificazioni, nonché alle norme sulla contabilità generale degli enti locali, fermi restando i princìpi generali dell’ordinamento giuridico-contabile. A tal fine sono assicurati criteri di trasparenza e adeguate forme di pubblicità per acquisire e valutare concorrenti proposte di acquisto, da definire con regolamento dell’ente interessato”.

La Sezione considera in proposito che, anche nel caso che potesse derogarsi alle disposizioni di cui all’art. 41 del r.d. n. 827/1924 in base a quanto disposto da detto art. 12, comma 2, della l. n. 127/1997, comunque sarebbe stata nel caso di specie necessario seguire le procedure dell’evidenza pubblica con adeguata pubblicità da dare alla vendita del bene.

Il Regolamento per la vendita dei beni pubblici comunali, adottato in attuazione di detto art. 12, comma 2, della l. n. 127/1997, prevedeva infatti all’art. 8 lo svolgimento di una gara informale quando l’appetibilità del bene è per sua natura, la sua utilizzazione potenziale e il suo valore venale, riconducibile ad un mercato ristretto di ambito provinciale o regionale (con adeguata pubblicità mediante i canali ritenuti più idonei, comunque utilizzando due quotidiani diffusi nell’ambito ritenuto interessato, mediante pubblicazione sul B.U. R. o su bollettini immobiliari o pubblicità su radio locali). Anche ne caso che potesse farsi ricorso alla trattativa privata (prevista dal successivo art. 9 di detto Regolamento comunale quando l’appetibilità del bene è per la sua ubicazione, scarsa consistenza e modesto valore, ristretta ad una cerchia di interessati tra gli abitanti della zona di ubicazione dell’immobile), va rilevato che, come in precedenza evidenziato, esso art. 9 prevedeva che la trattativa dovesse essere condotta in modo che tutti i potenziali interessati fossero messi a corrente dell’evento, mediante affissione sui manifesti nell’intero territorio (o nell’ambito territoriale più ristretto qualora l’interesse di acquisto sia manifestamente limitato a soggetti residenti in zone più piccole), oppure l’affissione di cartelli da porre in opera su o accanto al bene posto in vendita e, comunque, nell’abitato o negli abitati più vicini.

Comunque dette disposizioni regolamentari prevedevano il ricorso alla procedura dell’evidenza pubblica, sia pure in maniera limitata, al fine di consentire, come dedotto con i motivi di appello in esame, una partecipazione plurima di concorrenti.

La assoluta mancanza della pubblicità che avrebbe dovuto essere data alla trattativa privata posta in essere dal Comune per disporre la vendita dell’immobile di cui trattasi (anche in base alla stessa disposizione regolamentare, l’art. 9 citato, richiamata nella deliberazione con la quale è stato invece individuato direttamente il contraente nella persona del sig. Antonio Contestabile) rende sia il relativo provvedimento che il successivo di rettifica, come dedotto dall’appellante, comunque illegittimi per violazione all’art. 41 del r.d. n. 827/1924, ovvero dell’art. 9 del Regolamento per la vendita dei beni immobili del Comune di Celano e dell’art. 12, comma 2, della l. n. 127/1997 ivi richiamato, non essendo stata assolutamente rispettata la condizione del rispetto della evidenza pubblica della procedura da seguire.

Un procedimento di selezione del contraente, da parte di una Pubblica amministrazione, presenta infatti i caratteri dell’evidenza pubblica allorché sia seguito un insieme di regole stabilite da un’apposita normativa, o, in caso di discrezionale scelta circa il modo di individuare il contraente privato, si dimostri che sia stata data adeguata pubblicità all’iniziativa e vi siano state corrette limitazioni del potere di selezione, mediante un insieme di garanzie, date ai terzi, di parità di trattamento fra tutti i soggetti che intendevano proporre offerte, quanto alla valutazione di esse”.

sentenza CDS 338 del 2012.pdf

 

Anche se vende un immobile a trattativa privata, il Comune deve farne una adeguata pubblicitàultima modifica: 2012-02-02T06:00:00+01:00da venetoius
Reposta per primo quest’articolo

Lascia un commento