Se una istanza viene respinta da un assessore, si tratta di un diniego illegittimo per incompetenza e non di un parere politico

Nel caso esaminato dalla sentenza del TAR Veneto n. 1022 del 2012, un assessore comunale rigettava l’istanza di integrazione retta alberghiera presentata da un cittadino, che presentava un ricorso al TAR, eccependo l’incompetenza dell’assessore a rispondere.

La difesa dell’amministrazione eccepiva l’inammissibilità della doglianza, atteso l’evidente carattere non provvedimentale, ma meramente politico della risposta inviata dal Comune.Il TAR ha accolto il ricorso, dicendo che: “Ritiene invece il Collegio che la risposta si confronti con una domanda il cui contenuto risulta inequivocabilmente quello di una istanza all’integrazione della retta, alla quale, semmai, l’amministrazione avrebbe dovuto replicare chiedendo che fosse l’attuale ricorrente, in qualità di richiedente, ad avanzare la domanda, proposta invece, come detto, dall’attuale difensore; invece, l’aver risposto in senso negativo qualifica la nota assessorile come arresto procedimentale immediatamente lesivo della posizione della richiedente, legittimandola dunque all’impugnazione. Il ricorso è dunque fondato, dovendosi riesaminare la domanda presentata da parte dell’organo comunale competente“.

Dunque l’assessore non può firmare quello che compete ai funzionari.

sentenza TAR Veneto 1022 del 2012.pdf

Se una istanza viene respinta da un assessore, si tratta di un diniego illegittimo per incompetenza e non di un parere politicoultima modifica: 2012-07-19T06:05:00+02:00da venetoius
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Un pensiero su “Se una istanza viene respinta da un assessore, si tratta di un diniego illegittimo per incompetenza e non di un parere politico

  1. Interessante sentenza. Che credo sia stata segnalata per ribadire un principio di separazione che non è sempre chiaro per tutti gli amministratori pubblici e citttadini rispetto al potere di adottare atti di natura tecnica.Alla luce di questa sentenza appare ancor più aberrante la previsione del contenuto dell’art. 53, comma 23 della L. 388/2000. E’ vero che si tratta di una previsione che si applica ai soli Comuni con popolazione inferiore ai 5.000 abitanti, ma se si pensa che questi sono il 70% del totale (anche se vi abitano soltanto dieci milioni di persone) si ha una conferma che non di rado il nostro legislatore produce norme che contribuiscono a generare confusione.

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